Un viaggio entusiasmante iniziato sul campo di Stimigliano nel 1986 per intraprendere una carriera calcistica che lo ha visto protagonista a livello regionale indossando le maglie di società prestigiose ed un ritorno alle origini avvenuto quest’anno come giocatore-allenatore dello stesso Stimigliano che guida la classifica del girone C di Seconda categoria.


Rocco Giorgini, difensore e centrocampista nato il 13 aprile 1975, rappresenta per il calcio sabino un’autentica bandiera ed un esempio per tanti giovani che hanno avuto modo di conoscerne ed apprezzarne le doti tecniche come giocatore e preziosi insegnamenti come allenatore. Ha esordito nella stagione 1986/87 con Giovanissimi e Allievi dello Stimigliano per passare poi al Settebagni ed all’Olimpica di Roma disputando le stesse categorie a livello regionale con la conquista dei rispettivi titoli, compreso il campionato Juniores. Il passaggio nel calcio «dei grandi» avviene nel 93/94 con la maglia del Montopoli, poi Sabinia, e la vittoria nel campionato di Promozione del 97/98. Due anni in Eccellenza con la società mirtense e successivo ritorno a Stimigliano con la conquista del titolo in Seconda categoria e vittoria in Prima con il Collevecchio. Dal 2003 al 2008 stagioni esaltanti in Promozione ed Eccellenza con la Pro Calcio Sabina di Fernando Nesta, quindi il doppio impegno di giocatore e allenatore con il Sabinia, il Poggio Nativo ed il Cantalupo fino alla stagione scorsa. 
Da quest’anno il ritorno allo Stimigliano, composto in massima parte da giocatori dello stesso paese e contraddistinto dal grande legame di amicizia che regna nel gruppo e che viene considerato basilare per i successi conseguiti fin dalle prime giornate di campionato.


«Un consiglio che mi permetto di dare ai giovani di oggi - dice Giorgini - è quello di praticare il calcio cercando di divertirsi e non considerarlo un sacrificio o un tornaconto economico. Deve esserci la voglia di allenarsi, di scendere in campo, di affrontare ma anche di rispettare l’avversario: a 39 anni ancora mi diverto ed il giorno che non dovessi più trovare questo entusiasmo probabilmente mi farei da parte. In tanti anni ho avuto la fortuna di incontrare persone eccezionali come Franco Grillo al Sabinia, un grande sia dal punto di vista tecnico che quello umano; Dino Pezzotti, un allenatore completo; Giampiero Sabuzi, un giocatore-esempio per serietà e professionalità; Giuseppe Cherubini, un avversario vulcanico, tosto ma sempre leale. Se dovessi esprimere una preferenza tra la mia attività di giocatore e di allenatore, direi che la prima è sempre stata la principale e che l’inizio dell’esperienza in panchina è avvenuta quasi per caso. Giocare è più facile, allenare è difficilissimo sia nelle scelte che nella conoscenza psicologica di ogni singolo atleta».

FONTE: ilmessaggero.it

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