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Addio sogni di gloria. Addio serie D. L’impresa al Rieti non riesce e la promozione se la prende il Castelfidardo, vincente nel ritorno del Mancini con lo stesso risultato dell’andata, 2-1: decidono Tassi e Dell’Aquila e nulla può Cardillo. Il ritorno della finale playoff ha un sapore amarissimo per i 150 reatini che hanno affrontato la trasferta nelle Marche e che credevano in una rimonta, smontata pezzo per pezzo dai biancoverdi già alla fine del primo tempo, come fatto allo Scopigno una settimana fa. Risultato uguale e gara fotocopia, ma senza più appello. Lacrime per giocatori e tecnico del Rieti, rabbia nera per la cocente delusione da parte di Fedeli, pronto a lasciare: da oggi si avvia l’ennesima estate d’incertezza in casa Rieti, col patron in partenza ed il figlio Andrea a trattenerlo.

LA GARA
All’andata il Rieti aveva graffiato per quindici minuti, ma davanti agli oltre mille dello stadio di Castelfidardo, è padrone nella prima mezzora. Punzi gioca qualche minuto 4-4-2 per studiare gli avversari, poi passa 4-3-3 con Cardillo prima punta e Garat-Ruggiero larghi, mentre Pezzotti passa terzino. È Sabatino a provarci subito, al quarto d’ora, con un tiro centrale, intercettato da Cantarini protagonista qualche minuto dopo nel chiudere la via del gol alla perfetta punizione di Gay dal limite. Il Castelfidardo, schiacciato nella propria metà campo accusa il colpo e tra 23’ e 25’ del primo tempo commette errori e con lui l’arbitro che non prende provvedimenti: prima una doppia trattenuta in area (da analizzare alla moviola) ai danni di Lo Pinto (in campo per Castellano, influenzato nei giorni scorsi) e Garat, poi - più netto ed evidente - un fallo di mano di Ristè su un’incursione da sinistra del Rieti, sempre in piena area. Da qui il Rieti scompare e sale in cattedra il Castelfidardo, con un contropiede. È la mezzora quando Romanski da sinistra non viene fermato da D’Andrea, mette in mezzo per Tassi che sigla l’1-0. Arriva fulminea, in meno di sette minuti (sembra di essere a Rieti, sette giorni prima), la seconda botta: D’Andrea sbaglia il tempo di intervento su Dell’Aquila sull’ennesimo contropiede dopo un corner amarantoceleste, ed il giocatore biancoverde manda tutti negli spogliatoi sul 2-0, in un Mancini che esplode alla sue rete. Con l’uno-due al Rieti servirebbero tre gol nella ripresa, ma le reti non arriveranno mai. Al 7’ ci prova Pezzotti con un tiro dalla distanza, ma è fuori. Al 17’ è Gay, sugli sviluppi di un corner, a provarci, murato dal portiere. I tentativi vanno a buon fine al 23’ grazie a Cardillo, servito da sinistra da Pezzotti. L’ex Fonte Nuova insacca e sprona i suoi. È però l’unico lampo, perché in ultimo i padroni di casa difendono gli spazi e sportivamente non perdono poi troppo tempo, mentre provano un tris che sfuma al neoentrato Taddei. Poi la festa per i marchigiani: la pacifica invasione di campo con l’abbraccio dei tifosi.

I TIFOSI
Impeccabili come sempre i supporter reatini, che sostengono fino all’ultimo e nella cattiva sorte la squadra di Punzi. Poi la applaudono per avergli regalato anche solo l’illusione della promozione, prima con l’impresa di San Mauro, poi con la disfatta di Castelfidardo. La squadra va sotto la tribuna e regala magliette, pregne di una stagione di sudore, di errori, sviste, imprese e rimpianti. Oltre 150 i reatini nelle Marche, tutti stretti alla squadra per un grazie corale: il tifo laziale non è mancato nonostante gli ostacoli trovati sul cammino (il pullman coi tifosi tarda a causa del momentaneo blocco della via Salaria a causa di un incidente) ed i km da affrontare, in una domenica piovossima. Bagnati sono anche volti, delle lacrime di chi non ce l’ha fatta. Il Rieti spera nel rispescaggio, ma adesso si fa fondamentale il nodo societario. Fedeli vuole ander via. 

FONTE: ilmessaggero.it

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