Giugno 27, 2019

Arbitri e Settore Giovanile: aiutarli è più coraggioso che insultarli, ma ne siete davvero capaci?

Prendiamo spunto per questo articolo da quanto espresso ieri, durante la conferenza di presentazione del Torneo Internazionale Roma Est, da Luca Rivetta, tecnico del Ponte di Nona, ed uno dei mister che maggiormente stimiamo in questa regione.

Il dibattito verte sui tanti episodi, di cattivo gusto, accaduti in questa stagione nei confronti degli arbitri ed esplicitati dal Ponte di Nona nel video di presentazione della manifestazione. E’ importante che i giocatori in campo siano responsabili, che lo siano i genitori, ma Rivetta pone l’attenzione, giustamente, anche e soprattutto sugli allenatori, rei spesso e volentieri di interpretare male questo ruolo soprattutto nel settore giovanile, quando con il loro atteggiamento tendono a condizionare l’operato di arbitri spesso poco più che maggiorenni.

Un discorso che spesso abbiamo affrontato anche in passato, ma che forse merita un giusto ripasso.

Il problema, infatti, non è rappresentato solo da quei casi in cui, purtroppo, gli episodi finiscono sui giornali  con aggressioni vili ai direttori di gara, ma dall’atteggiamento generale che si ha nei confronti di questa categoria, in particolar modo nel settore giovanile.

Non serve necessariamente arrivare alle finali di un campionato o a gare decisive per assistere a episodi di questo tipo, basta che ci sia qualcosa in palio ed ecco che, da genitori, dirigenti e allenatori, escono fuori i peggiori epiteti nei confronti di persone, ragazzi, rei solamente di amare questo sport e di provare a renderlo giocabile (perché senza di loro sarebbe impossibile).

Spesso si perde di vista il fatto di non essere dei professionisti, non lo sono le persone in campo, giocatori e allenatori, e non lo sono gli arbitri, che sono ragazzi che stanno imparando e che “devono” poter sbagliare per migliorare, come accade in qualsiasi campo. Oltretutto sono soli, da quando arrivano al campo a quando se ne vanno, soli contro tutti, contro due squadre fatte di 22 giocatori in campo, contro le panchine, gli allenatori, i dirigenti, i genitori. Spesso, purtroppo, sono il capro espiatorio di protagonisti che, in maniera abbastanza vigliacca, scaricano sull’arbitro la responsabilità della loro sconfitta (perché ammettere di aver sbagliato è più difficile di prendersela con qualcun altro).

Sono soli perché, rispetto ai colleghi di Serie D e professionismo, non hanno collaboratori. Gli si chiede di svolgere un lavoro che, umanamente, è impossibile. Avete mai provato a vedere un fuorigioco senza avere l’assistenza di un guardalinee? A loro, spesso alle prime armi, viene chiesto un lavoro che neanche i colleghi più bravi sarebbero in grado di svolgere, devono vedere contemporaneamente chi lancia e chi scatta, dovendo però avere gli occhi anche su tutto quello che può succedere in quel momento tra gli altri giocatori in campo, spinte, falli ecc…

Devono gestire le frustrazioni di allenatori e dirigenti incapaci, spesso, di comportarsi da uomini ed assumersi le loro responsabilità.

Per non parlare, infine, di quando in palio c’è qualcosa di importante. Qui la figura dell’arbitro diventa spesso fondamentale, perché non si parte mai dal capire quali siano le proprie responsabilità, ma dal fatto che sicuramente favorirà le squadre più importanti, che è stato anche mandato apposta per questo, che riceverà favori ecc.. , il tutto condito da una conoscenza, del regolamento, a volte imbarazzante, sia tra chi assiste alla gara sugli spalti (genitori) che da chi guida i ragazzi in campo, gli allenatori.

Riprendendo quanto espresso da Rivetta, persona che non solo ne parla ma che si comporta di conseguenza in panchina, una delle responsabilità maggiori è affidata proprio ai tecnici. Sono loro che, con il loro comportamento, possono cambiare l’atteggiamento di tutti verso il direttore di gara, aiutandolo e non sfidandolo o cercando di portarlo dalla propria parte.

Un allenatore che insegna ai propri ragazzi a non protestare, a giocare, ad aiutare il direttore di gara, è purtroppo una perla rara, ma un atteggiamento del genere favorirebbe anche il fatto di non avere atteggiamenti sbagliati dalle tribune, perché sentire un tecnico urlare di non protestare, sentirlo dalla parte dell’arbitro, spinge inevitabilmente gli altri ad adeguarsi. Vedere un comportamento, viceversa, sbagliato in panchina porta invece, soprattutto i ragazzi in campo ma anche chi è fuori, ad essere quasi autorizzato a sfogare tutta la propria frustrazione su un ragazzo che può, e deve, sbagliare.

Come può un ragazzo, ma spesso un bambino, non seguire i comportamenti di un tecnico che, a quell’età, diventa un punto di riferimento? Se un allenatore passa una partita intera a protestare, inveire, insultare un direttore di gara, come può quel ragazzo che è in campo non pensare di essere legittimato, e nel giusto, a fare la stessa cosa?

Quello che spesso i tecnici di settore giovanile non capiscono è che il loro ruolo è fondamentale, non tanto nell’insegnare (se ne sono capaci), un 4-4-2 o un 4-3-3, o meglio ancora a come stoppare o calciare un pallone, ma nel trasmettere a tutti serenità, lealtà e rispetto nei confronti di arbitri e avversari.

Certo, non è facile, perché per prendere un patentino forse è più importante aver giocato a certi livelli o fare una tesina su come si difende in campo contro un attacco sulle fasce, piuttosto che verificare il comportamento di un allenatore in panchina, ma se si vuole fare questo mestiere è giusto iniziare a pretendere, da loro, un qualcosa in più.

L’arbitro è e sarà sempre solo, ma sta a chi ha a cuore questo sport, non questa guerra, aiutarlo a crescere con i giusti comportamenti, quelli che spesso non si insegnano in un corso.

Alessandro Grandoni

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Alessandro Grandoni

Direttore Responsabile ed Editoriale di FuoriAreaWeb.it e CalcioNazionale.it.

Laureato in Scienze e Tecnologie della Comunicazione con indirizzo Giornalismo presso La Sapienza di Roma, Giornalista Pubblicista da Luglio 2005, ha collaborato in passato con varie testate giornalistiche sportive come il Corriere dello Sport, Radio Incontro, Radio Spazio Aperto e Rete Sport. 

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