Giugno 25, 2018

#ilcalciochevorrei | Agonistica a pagamento? Idea giusta. La qualità si paga, come negli altri sport...

C'è un aspetto che, tra gli altri, fatico a capire nel calcio giovanile. Tra procuratori, o pseudo tali, provini, benefit per i giocatori da prendere da altre squadre (kit da non pagare, rimborsi o qualsiasi cosa ci vogliamo mettere), allenatori di settore giovanile non pagati o al massimo rimborsati (se ti dice bene), una cosa mi sfugge. 

Ma per quale motivo il calcio è l'unico sport giovanile dove non si paga per giocare?

In realtà, la risposta non ce l'ho, e fatico sinceramente a trovarla, a patto di ragionare. Parto da un presupposto: cosa vuole un giocatore ma soprattutto un genitore quando porta il proprio figlio in una squadra? La risposta logica dovrebbe essere che si diverta, ma purtroppo spesso passa in secondo piano. E allora veniamo alle risposte che, probabilmente, ci danno parecchi genitori. Vogliono qualità nella struttura, qualità negli allenatori (qualificati, bravi, che sappiano vincere e migliorare i ragazzi), un bel campo dove potersi allenare e giocare, una società che disputi campionati di livello, assistenza medica e chi più che ha più ne metta. In sostanza un livello nettamente superiore a quello che spesso ci si aspetta e si richiede per una scuola calcio, dove alla fine basta un buon istruttore e una buona struttura dove far crescere il proprio ragazzo. Il paradosso del calcio giovanile, almeno nella nostra regione, è però il seguente: cresce la richiesta di qualità, cresce la domanda ma di contro non si chiedono più soldi ai genitori.

Perchè? Perchè in fondo, da una certa età in poi, quando si inizia a selezionare, a fare le squadre per puntare a vincere o rimanere nei campionati importanti, la cosa principale sembra essere il voler trattenere i ragazzi, a tutti i costi. E come si fa a trattenere qualcuno chiedendo una quota (minima, perchè parliamo di 50-60 euro al mese che spesso i ragazzi spendono per il loro decimo paio di scarpini di marca) quando qualcun altro dà tutto gratis?

E allora si fa pagare, forse, solo il kit, ma non sempre, perchè l'importante sembra essere sempre l'avere i ragazzi migliori, anche quando questo vuol dire svendere la propria professionalità, quella delle società, delle persone che ci lavorano, con rimborsi o con passione, degli allenatori ecc.. 

Una scelta, questa, che trovo sinceramente incomprensibile, soprattutto se paragonata a quello che accade negli altri sport. In qualsiasi altro sport giovanile, pallacanestro, rugby, pallavolo, arti marziali, tennis, pattinaggio, nuoto ecc.. si paga, sempre, anche quando si è agonisti. Si paga quando ci si allena su un campo, con un allenatore qualificato, un personale medico all'altezza, e si paga spesso molto di più di quello che si richiede nel calcio. L'obiezione potrebbe essere che il calcio nasce come sport di strada, per tutti, ma nella società odierna, sinceramente, fatico a trovare famiglie o ragazzi che non si possono permettere di spendere 50 € al mese per lo sport del figlio che vuol dire anche toglierlo dalla strada, occuparlo per 4-5 giorni a settimana, tenerlo in salute (perchè lo sport è soprattutto quello), insegnargli dei valori importanti. 

Si tratta di scelte, che purtroppo sono andate in una direzione da quando lo sport, che era il calcio giovanile, è passato al business, al dover vincere, al dover avere i migliori, all'essere spesso "sotto botta" di genitori e ragazzi, che minacciano di portare i ragazzi da una parte o dall'altra in cambio di condizioni migliori. Se si vuole provare a fare qualcosa, credo occorra partire anche da qui, dal pretendere, giustamente, il pagamento di una quota in cambio dei tanti servizi che si offrono, perchè è giusto che la società abbia i mezzi per mettere a disposizione dei ragazzi tutto il meglio, che gli allenatori che investono tempo e conoscenze siano giustamente retribuiti. 

Se si vuole qualità, come tanti genitori pretendono, è anche giusto dare, solo cosi si può iniziare a fare un passo in avanti verso un calcio giovanile che rispecchi i veri valori di questo sport e che non insegua solo soldi, business e guadagni. 

Alessandro Grandoni

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Alessandro Grandoni

Direttore Responsabile ed Editoriale di FuoriAreaWeb.it e CalcioNazionale.it.

Laureato in Scienze e Tecnologie della Comunicazione con indirizzo Giornalismo presso La Sapienza di Roma, Giornalista Pubblicista da Luglio 2005, ha collaborato in passato con varie testate giornalistiche sportive come il Corriere dello Sport, Radio Incontro, Radio Spazio Aperto e Rete Sport. 

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