Dicembre 11, 2018

La deriva del Calcio Giovanile: quando agli insulti agli arbitri, gli altri rispondono sorridendo...

Si è tanto parlato, nelle scorse settimane, di arbitri e comportamenti sbagliati di tifosi, o pseudo tali, dirigenti, appassionati e genitori.

C’è un aspetto, però, che spesso è poco preso in considerazione. Mi piace approfondire le dinamiche che spesso ci sono nel calcio giovanile, dove forse tutto questo diventa ancor più triste perché si perde di vista quello che deve essere e rappresentare, uno sport, un esempio, uno stile di vita.

Di quello che accade sui campi il sabato e la domenica, e mi riferisco in particolar modo agli insulti, le prese in giro e gli epiteti rivolti ai giovani, a volte giovanissimi, direttori di gara, quello che mi stupisce è la reazione degli “altri”.

Condannare chi si rende protagonista dell’azione di insultare, anche pesantemente, un direttore di gara, è abbastanza facile, tutti ne sono capaci ma la cosa che a me preoccupa ancor di più, è la “non reazione” di tutti gli altri, nella migliore delle ipotesi, oppure il divertimento, nella peggiore.

Capita spesso, infatti, che al minimo errore di un arbitro, spesso alle prime esperienze, con un’età poco più che adolescenziale, arriva l’insulto o la presa in giro di turno del genitore o dirigente che dal canto suo pensa anche di fare spettacolo. La cosa più triste, a mio avviso, è la reazione del 99% degli altri spettatori, genitori e dirigenti. Quasi mai, infatti, c’è qualcuno che ha il coraggio, o per meglio dire la dignità, di far notare che quello è un comportamento da non tenere in un evento sportivo di calcio giovanile, di controbattere. Nella stragrande maggioranza dei casi, all’insulto spesso anche discriminatorio, seguono le risate degli altri, come se si stesse assistendo a uno spettacolo di cabaret del genitore più egocentrico.

Una risata, che in fondo approva quello che si fa, non credo possa essere molto meno grave di chi si rende protagonista di comportamenti che con il calcio giovanile, e lo sport giovanile, non hanno nulla a che vedere. Spesso, a questo, si accompagna anche la non curanza dei dirigenti di turno, a cui a volte fa anche comodo che qualche genitore metta pressione a un direttore di gara, che lo intimorisca.

Capite bene, quindi, che qui non si tratta di fermare i campionati per una o due giornate, ma si tratta di capire che il problema è culturale, è di chi insulta ragazzini pensando di esser simpatico, di chi non dice nulla o sorride, di fatto favorendo questi comportamenti, di chi pensa di trarne qualche giovamento. E in tutto questo che fine fa l’esempio che si dovrebbe dare a chi è in campo? Fare calcio giovanile, a mio avviso, non è vincere, ma dare esempi, formare persone migliori, insegnare, non è certo vincere una partita a tutti i costi o far vedere ai propri figli che si può insultare chiunque.

La strada è lunga, ma è bene chiarire che il problema è ben più ampio di quello che si fa finta di analizzare o intercettare.

Alessandro Grandoni

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Alessandro Grandoni

Direttore Responsabile ed Editoriale di FuoriAreaWeb.it e CalcioNazionale.it.

Laureato in Scienze e Tecnologie della Comunicazione con indirizzo Giornalismo presso La Sapienza di Roma, Giornalista Pubblicista da Luglio 2005, ha collaborato in passato con varie testate giornalistiche sportive come il Corriere dello Sport, Radio Incontro, Radio Spazio Aperto e Rete Sport. 

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