Gennaio 23, 2020

Lesioni Muscolari: il quadricipite, come intervenire. Parla il Dott. Gennari

Nel calcio e nello sport in generale, tra gli infortuni più comuni si riscontrano stiramenti e strappi muscolari. Il Dott. Sandro Gennari, dello Studio Fisio Eur Gennari, illustra nel dettaglio le cause e i rimedi per gli infortuni al quadricipite. Il quadricipite è il muscolo più voluminoso della regione anteriore della coscia ed è composto da quattro capi: il retto femorale, il vasto mediale, il vasto laterale e il vasto intermedio. È formato prevalentemente da fibre bianche, che consentono movimenti potenti ed esplosivi.

Proprio durante queste violente contrazioni il quadricipite può rompersi in prossimità della giunzione muscolo-tendinea. Si parla in questo caso di strappo muscolare, un evento traumatico che può causare la rottura di un ridotto numero di fibre (strappo di primo grado), o interessare una parte più importante del muscolo (strappo di secondo grado), fino alla sua completa lacerazione (strappo di terzo grado). Altre volte, la rottura delle fibre è causata da un trauma che colpisce il quadricipite quando è contratto (per esempio, nel caso di un impatto del ginocchio dell'avversario contro la coscia). “Uno strappo può colpire il quadricipite anche quando il muscolo viene eccessivamente allungato – aggiunge Gennari –. Spesso non si verifica una rottura, ma una semplice elongazione delle fibre muscolari che superano il limite di sopportazione. Si parla in questi casi di stiramento muscolare, una lesione di media entità”.

Quali sono i sintomi dello strappo? Gennari cita i più comuni: “Un dolore acuto e violento al momento del trauma e conseguente limitazione della mobilità. Anche in caso di semplice stiramento, o strappo muscolare di primo grado, è consigliabile comunque interrompere l'allenamento, anche se il dolore avvertito è di lieve entità. Subito dopo compaiono gonfiore ed ematoma, spesso esteso, e solo in caso di lesione severa si percepisce uno scalino nella parte anteriore della coscia, in prossimità della zona lesa”. Come si cura questo tipo di traumi? Il Dott. Gennari consiglia l'immediata applicazione del protocollo R.I.C.E: riposo, ghiaccio, compressione, elevazione.

L’arto va immobilizzato, è utile applicare impacchi freddi per 15-20 minuti ogni due o tre ore (borsa del ghiaccio) e di un bendaggio compressivo (per un recupero più veloce in zinco) per ridurre l'emorragia e le sollecitazioni meccaniche sulla struttura lesa. Se il dolore è molto intenso, è consigliabile utilizzare le stampelle.

Il medico può prescrivere dei farmaci antinfiammatori non steroidei come l'ibuprofene, per ridurre infiammazione e dolore (Brufen). In caso di rottura completa e/o forte emorragia, può essere necessario il ricovero ospedaliero per tenere sotto controllo la situazione. Dopo 48-72 ore dal trauma, se il gonfiore si è attenuato, compaiono lividi e si registra un miglioramento delle capacità contrattili, può essere iniziato il programma riabilitativo. Il fisioterapista consiglia i seguenti trattamenti: ultrasuoni, tecarterapia, ipertermia, criomagnetoterapia, laser alta potenza. Alle terapie possono essere associati alcuni esercizi che, nella fase iniziale, dovranno essere svolti con carichi moderati e un alto numero di ripetizioni; in questo modo si favorisce l'afflusso locale di sangue, ossigeno e nutrienti, facilitando il processo di rigenerazione e limitando la formazione di tessuto cicatriziale. Per quanto riguarda i tempi di recupero, si va dalle due alle dodici settimane,in base all’entità della lesione e dell’ematoma.

 

 

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FISIO EUR GENNARI

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Last modified on Martedì, 10 Dicembre 2019 15:46
Alessandro Grandoni

Direttore Responsabile ed Editoriale di FuoriAreaWeb.it e CalcioNazionale.it.

Laureato in Scienze e Tecnologie della Comunicazione con indirizzo Giornalismo presso La Sapienza di Roma, Giornalista Pubblicista da Luglio 2005, ha collaborato in passato con varie testate giornalistiche sportive come il Corriere dello Sport, Radio Incontro, Radio Spazio Aperto e Rete Sport. 

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