GIRONE E – L’ultima trasferta porta tre punti e un contributo di trasparenza al campionato. L’Ostiamare non risparmia il Fiesolecaldine, andando in Toscana a vincere e fare la sua partita, benché la vittoria servisse solo all’economia dei padroni di casa. L’undici di Pochesci ha avuto però il cinismo di non far né sconti, né prigionieri, condannando i toscani a dover difendere i play-out fino alla 34^, dopo aver incassato ieri un amaro ventesimo ko stagionale decretato dalla doppietta del Macciocca più in forma del campionato.

Ha tenuto lontano ogni pericolo il Flaminia, soffrendo sì, ma alla fine riuscendo a portare a casa quel che le spettava nel match contro il fanalino di coda Narnese.

Eppure gli umbri non si sono certo presentati al “Madami” per fare da sparring. Al contrario sono stati proprio gli ospiti ad esultare per primi, sbloccando con Quondam una gara poi completamente ribaltata da Kota e Sciamanna proprio in extremis. Una vittoria d’oro, che ora rende mera formalità l’ultimo turno, dove a Puccica basterà non perdere per non avere brutte sorprese, dalle quali è comunque a debita distanza.

 

GIRONE G – La fine, o forse l’inizio di una nuova vita calcistica. La Lupa Roma non ha aspettato di dover arrivare agli ultimi 90’ per poter slegare la gabbietta e far saltare il tappo di quel benedetto champagne. La festa è scattata più o meno alle 16:45, istante più istante meno, quando sulla tribune del “Desideri” le magliette celebrative si propagavano alla stessa velocità con la quale la notizia del vantaggio dell’Anziolavinio aveva raggiunto un pubblico con gli occhi rivolti ai ragazzi di Cucciari e le orecchie alle sorti del Terracina in quel del “Bruschini”.

La partita era doppia infatti, alla capolista serviva vincere, ma anche che il suo risultato coincidesse con la non vittoria dei tigrotti. Così è stato, perché anche l’ultimo tentativo di tenere in piedi la lotta fino alla fine è abortito nei desideri di Agovino.

Ci hanno messo il cuore e forse anche qualcosa di più i biancocelesti, ma costretti a giocarsela addirittura in 9 contro 11 per loro c’è stato poco da fare se non issare la bandiera bianca e cedere con tutto l’onore delle armi possibile, riuscendo anche ad agguantare un 1-1 che non rende meno amare le lacrime ma fa tenere la testa quanto mai alta. CLICCA QUI PER VEDERE IL SERVIZIO DEL MATCH

Intanto a Fiumicino la pioggia aiutava Perrulli e compagni a bagnare tutti con gavettoni di ogni sorta, ricordando Andrea Servi e dedicandogli una vittoria che il presidente Cerrai aveva indicato con la consapevole sfrontatezza di chi sapeva di aver messo in piedi la squadra più forte dell’intero circondario.

Non è stata una cavalcata trionfale. La Lupa è dovuta passare in mezzo al pericolo di non farcela, grazie al merito delle avversarie ma soprattutto a demeriti propri, eliminati al ritorno da Sassari, dove il Latte Dolce ne aveva messo dura prova ambizioni e sogni di gloria. Lì, a -5 dal San Cesareo, Cerrai non ha smobilitato ma rilanciato, puntando tutte le sue fiches su un gruppo che alla fine gli ha fatto sbancare il campionato.

L’ultimo atto è stato una sintesi della stagione, con la capolista tanto brava a chiudere il primo tempo sul 4-1, quanto a riscoprirsi più fragile di quanto pensasse al 12’ della ripresa, quando il Selargius si era riportato addirittura sul 4-3. Poi gli artigli sono tornati a graffiare, spazzando via ogni paura e chiudendo in gloria, con un 6-3 che gli ha permesso di dedicare tutte le attenzioni all’altro campo interessato.

E forse non è un caso che gli ultimi due sigilli siano stati posti da Marco Neri e Luciano Leccese, due che facevano parte anche di quella Lupa Frascati che due anni fa apriva la trilogia di campionati firmati Alberto Cerrai. Dal Villa d’Almè al Selargius, dal sole alla pioggia; dalla D alla Lega Pro. Come e più due stagioni fa, il timbro lo ha messo l’attaccante argentino, accendendo un altro sigaro della vittoria fra le labbra di un presidente tanto commosso quanto consapevole di aver terminato così come aveva detto che avrebbe fatto. CLICCA QUI PER VEDERE IL SERVIZIO DEL MATCH

Chiuso il discorso primo posto, resta da affrontare un discorso play-off dove le carte proprio ieri si sono rimescolate. Il pari costa infatti al Terracina anche la seconda piazza, visto il ritorno del San Cesareo ad una forma che forse gli è mancata proprio nel momento cruciale. Ferazzoli ritrova i suoi, bravi a bissare il successo sul Budoni anche in casa del Latte Dolce, da dove i rossoblù tornano con tre punti pesantissimi, strappati da Foderaro e Siclari.

Il San Cesareo si mette così su un secondo gradino del podio che potrebbe fargli saltare un prezioso giro in chiave post season. È infatti scivolata fuori dal margine di ritardo massimo la Cynthia, il cui cassetto dei sogni è stato definitivamente chiuso ad Olbia.

In Sardegna per Apuzzo era un dentro-fuori senza mezzi termini e, alla fine, a spuntarla sono stati i ragazzi di Biagioni. A proseguire l’avventura saranno questi ultimi, andati a prendersi gli spareggi con Pozzebon, Aloia e Corona, costringendo il Cynthia a chiudere anticipatamente un campionato dove è di diritto una delle vincitrici morali per quanto creato da nulla in poco tempo, con un tecnico fine lavoratore nell’assemblare una banda di ragazzi e forgiarla al punto di condurla ad un solo passo dal sogno di giocarsi qualcosa in più.

Aperti rimangono anche i discorsi relativi alla salvezza, e questo probabilmente è un male per il Palestrina, che già ieri avrebbe potuto scrivere la parola fine alla sue sofferenze.

Cangiano cercava la quinta vittoria consecutiva, trovando però solamente un pareggio che comunque non ne interrompe la serie di risultati utili messi in fila negli ultimi due mesi. Merito dell’Astrea, già salva ma non per questo andata allo “Sbardella” per partecipare, riuscendo nel finale a trovare la risposta di Giuntoli all’iniziale vantaggio di Delgado.

Bene va al Palestrina che lì sotto l’Arzachena abbia dato seguito al proprio risveglio, aggiudicandosi il derby con il Budoni e consentendo agli arancioverdi di far sì che il punto ottenuto sia decisamente qualcosa di guadagnato.

Le proprie speranze è riuscito a tenerle in vita anche il Santa Maria Mole Marino, che da casa dell’Isola Liri ha portato via un pari decisamente importante, tanto da tenerlo sotto quei dieci punti di distacco dalla sestultima che gli consentono di sperare ancora nei play-out e in una salvezza tanto difficile quanto ancora possibile.

Gli ultimi brutti pensieri li ha invece definitivamente scacciati il Sora. A Farris bastava non perdere a Fondi ed i suoi hanno ben eseguito il compito in quel del “Purificato”. L’ultimo punto lo ha strappato Ciaramelletti, rispondendo a Vaccaro che la gara l’aveva aperta nel finale della prima frazione.

Patemi non ne aveva invece il Maccarese Giada, per il quale la domenica si profilava come una tranquilla uscita all’insegna del gol. Così è stato per i ragazzi di Perrotti, che non hanno risparmiato il Portotorres dalla goleada settimanale. Ne hanno fatti 6 i gialloblù; tanti quanti quelli della Lupa Roma, l’unica vera vincitrice di una domenica da Lega Pro.

 

Matteo Latini

FuoriAreaWeb.it - Tutti i diritti riservati - 2015  - redazione@fuoriarea.it